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Breve saggio del dottor fisico Giovan Battista Amati sul vajuolo vaccino

Breve saggio del dottor fisico Giovan Battista Amati sul

vajuolo vaccino ritrovato in bocca di Falco Villaggio di Palermo nel mese di aprile del 1811

AUTORE: Amati, Giovan Battista

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Felici abitanti della Sicilia, un tesoro inesauribile nella vostra bell’Isola esiste al pari di quello, che scoperto fu nella Contea di Gloucester dal Dottor Edowardo Jenner di Berklei. Il vajuolo vaccino è quel tesoro, di cui parlo, che naturalmente presentano in questo bel paese le Vacche nel mese di Aprile, e Maggio, e par che l’autore della natura abbia voluto così profondere in questo angolo della terra le sue beneficenze, per resistere a quella peste, o sia al vajuolo naturale, che in questo clima, più che in ogn’altro fa strage, e che innanzi tempo a guisa di messe fa cadere più della quinta parte degli uomini. Io non voglio quì tesservi una lunga storia dell’origine del vajuolo naturale, ma soltanto ridire in poche righe con esattezza, e precisione in qual epoca questa peste sia tra noi, e nell’Europa tutta comparsa. Sebbene discordanti siano taluni autori sull’epoca di questa malattia, pur non di meno concordi sono tutti, d’onde sia derivata, ed in che modo fu a noi comunicata. Non vi ha dubbio, che l’origine di questo veleno non derivi dagli Arabi, e che da questi passò nel 571. ad infestare le popolazioni d’Egitto. Quindi allorchè le Spagne inondate furono da una gran ciurma di Saraceni popoli rozzi, e barbari, lo che accadde nel fine del Secolo XI., e nel cominciar del XII., questa tremenda malattia di mano in mano cominciò a propagarsi in tutta l’Europa, e mediante il commercio penetrò sino alle nazioni 7 Felici abitanti della Sicilia, un tesoro inesauribile nella vostra bell’Isola esiste al pari di quello, che scoperto fu nella Contea di Gloucester dal Dottor Edowardo Jenner di Berklei. Il vajuolo vaccino è quel tesoro, di cui parlo, che naturalmente presentano in questo bel paese le Vacche nel mese di Aprile, e Maggio, e par che l’autore della natura abbia voluto così profondere in questo angolo della terra le sue beneficenze, per resistere a quella peste, o sia al vajuolo naturale, che in questo clima, più che in ogn’altro fa strage, e che innanzi tempo a guisa di messe fa cadere più della quinta parte degli uomini. Io non voglio quì tesservi una lunga storia dell’origine del vajuolo naturale, ma soltanto ridire in poche righe con esattezza, e precisione in qual epoca questa peste sia tra noi, e nell’Europa tutta comparsa. Sebbene discordanti siano taluni autori sull’epoca di questa malattia, pur non di meno concordi sono tutti, d’onde sia derivata, ed in che modo fu a noi comunicata. Non vi ha dubbio, che l’origine di questo veleno non derivi dagli Arabi, e che da questi passò nel 571. ad infestare le popolazioni d’Egitto. Quindi allorchè le Spagne inondate furono da una gran ciurma di Saraceni popoli rozzi, e barbari, lo che accadde nel fine del Secolo XI., e nel cominciar del XII., questa tremenda malattia di mano in mano cominciò a propagarsi in tutta l’Europa, e mediante il commercio penetrò sino alle nazioni 7 più remote. Quello, che da tutti viene concordamente contestato, è, che nel secolo decimo terzo fu conosciuta in Inghilterra. Non farei, che funestarvi, se volessi riepilogare le innumerevoli stragi fatte da questo veleno, poichè la storia medica ne presenta un numero infinito; e se vogliamo prestar fede agli autori, de’ quali dubitar non puossi, essi asseriscono, che ha tolti di vita più individui il vajuolo, che non ha fatto cadere al suolo la peste stessa, o il crudo acciajo, o il cannone. Non meno di ciò è da calcolarsi l’innumerabile classe de’ mali, a quali andò, e va tuttavia infelicemente soggetta l’umana specie. Quanti ciechi, quanti storpj con disarticolazioni, quanti rachitici, scrofolosi, attratti, emaciati, fistolosi, svisati non vi sono stati, che di gran tormento furono, e sono a loro parenti, ed al pubblico di gran peso? Sparse da pertutto la desolazione, ed il terrore questo contagio, allorchè s’affacciò in Europa, e la classe de’ Medici intenta sempre al sollievo de’ suoi simili, sebbene atterrita dal rapido corso di questa truce malattia, non trascurò di mettere in campo mezzi, onde opporsi alla ferocia di tal male. Inutili pertanto furono i loro tentativi per un buon tratto di tempo; ma conosciuta alla fine l’indole del male, ed esaminati con ogn’attenzione i sintomi, da’ quali veniva corredato incominciarono ad abbatterlo con ogni ardimento. Non è mio scopo il ridire con quali presidj i medici si 8 più remote. Quello, che da tutti viene concordamente contestato, è, che nel secolo decimo terzo fu conosciuta in Inghilterra. Non farei, che funestarvi, se volessi riepilogare le innumerevoli stragi fatte da questo veleno, poichè la storia medica ne presenta un numero infinito; e se vogliamo prestar fede agli autori, de’ quali dubitar non puossi, essi asseriscono, che ha tolti di vita più individui il vajuolo, che non ha fatto cadere al suolo la peste stessa, o il crudo acciajo, o il cannone. Non meno di ciò è da calcolarsi l’innumerabile classe de’ mali, a quali andò, e va tuttavia infelicemente soggetta l’umana specie. Quanti ciechi, quanti storpj con disarticolazioni, quanti rachitici, scrofolosi, attratti, emaciati, fistolosi, svisati non vi sono stati, che di gran tormento furono, e sono a loro parenti, ed al pubblico di gran peso? Sparse da pertutto la desolazione, ed il terrore questo contagio, allorchè s’affacciò in Europa, e la classe de’ Medici intenta sempre al sollievo de’ suoi simili, sebbene atterrita dal rapido corso di questa truce malattia, non trascurò di mettere in campo mezzi, onde opporsi alla ferocia di tal male. Inutili pertanto furono i loro tentativi per un buon tratto di tempo; ma conosciuta alla fine l’indole del male, ed esaminati con ogn’attenzione i sintomi, da’ quali veniva corredato incominciarono ad abbatterlo con ogni ardimento. Non è mio scopo il ridire con quali presidj i medici si 8 fossero opposti a questa terribile malattia; poichè sarebbe lungo il narrarli, e grande noja arrecherebbe a chi legge. Mi accingo soltanto a brievemente narrare il felice successo dell’innesto del vajuolo naturale, che servì veramente di argine alla strage, che questo faceva. I Georgiani, ed i Circassi, che un infame commercio fanno delle loro bellissime figlie coi Musulmani, perchè queste non venissero deturpate nel viso dal vajuolo naturale, ciò che sarebbe stato di remora al loro interesse, inventarono l’innesto del vajolo; questo stesso metodo d’inoculare era conosciuto nella China fin dal decimo secolo. Mi lusingo, che il puro azzardo abbia indotto questa nazione a mettere in opera l’innesto, poichè ognun sa, che la maggior parte delle pustole si determina nel luogo della piccola piaga. Questa utilissima scoperta fu praticata con grande successo nell’antica Tracia, o sia nella Romanìa, o pure Romelia, e particolarmente in Costantinopoli, ch’è la Capitale di essa nella fine del secolo XVII. da una donna Tessalica. Ella facea tirar su per le narici a forma di tabacco la materia vajolosa ridotta in polvere. Nel cominciar del XVIII. secolo ritrovandosi il Marchese di Chateauneuf Ambasciatore alla Porta, e Miladi Worthley Montagu con il figlio; questa coraggiosa Signora temendo, che il suo tenero figlio vittima non fosse di quel micidial veleno, con maschile intrepidezza inocular lo fece, e per buona sorte l’esito fu felice. Riuscite le cose a seconda de’ suoi desiderj, appena ritornata in Londra mette avanti gli occhi della nazione i vantaggi 9 fossero opposti a questa terribile malattia; poichè sarebbe lungo il narrarli, e grande noja arrecherebbe a chi legge. Mi accingo soltanto a brievemente narrare il felice successo dell’innesto del vajuolo naturale, che servì veramente di argine alla strage, che questo faceva. I Georgiani, ed i Circassi, che un infame commercio fanno delle loro bellissime figlie coi Musulmani, perchè queste non venissero deturpate nel viso dal vajuolo naturale, ciò che sarebbe stato di remora al loro interesse, inventarono l’innesto del vajolo; questo stesso metodo d’inoculare era conosciuto nella China fin dal decimo secolo. Mi lusingo, che il puro azzardo abbia indotto questa nazione a mettere in opera l’innesto, poichè ognun sa, che la maggior parte delle pustole si determina nel luogo della piccola piaga. Questa utilissima scoperta fu praticata con grande successo nell’antica Tracia, o sia nella Romanìa, o pure Romelia, e particolarmente in Costantinopoli, ch’è la Capitale di essa nella fine del secolo XVII. da una donna Tessalica. Ella facea tirar su per le narici a forma di tabacco la materia vajolosa ridotta in polvere. Nel cominciar del XVIII. secolo ritrovandosi il Marchese di Chateauneuf Ambasciatore alla Porta, e Miladi Worthley Montagu con il figlio; questa coraggiosa Signora temendo, che il suo tenero figlio vittima non fosse di quel micidial veleno, con maschile intrepidezza inocular lo fece, e per buona sorte l’esito fu felice. Riuscite le cose a seconda de’ suoi desiderj, appena ritornata in Londra mette avanti gli occhi della nazione i vantaggi 9 dell’inoculazione, l’introduce, e la protegge. Non pertanto non furonvi degli oppositori, che non impiegarono tutta l’arte, ed ogni impostura per distogliere la nazione Inglese dal mettere in esecuzione l’inoculazione. Molti medici insorsero, i quali misero avanti gli occhi del pubblico la morte di tanti inoculati, dipinsero l’innesto col nero colore, e cercarono tutt’i mezzi, onde rendere dubbiosa sì felice scoperta. Questi stessi sedussero coi loro falsi raziocinj molti Teologi, e persuasero questi con dire, che l’inoculazione era illecita, perchè contraria alle leggi della natura, ed alle divine, e così si sforzarono di persuadere il pubblico in contrario: ed un Predicatore sostenne in Londra sul Pergamo, che l’inoculazione era stata scoperta per arte diabolica. Finalmente la saggezza, la clemenza, e la pietà de’ Principi, che tende sempre al bene, ed alla conservazione de’ popoli, chiamati innanzi a se uomini illustri per dottrina, e noti per l’amore della verità, ad essi imposero, che tutti gli esperimenti mettessero in campo per dirimere una lite sì capricciosa, dalla quale dipendeva la sicurezza dell’inoculazione, ed il bene dell’umanità. Quindi avvenne, che provatosi l’utile di tale invenzione, tutti i dotti convennero unanimemente, che l’inoculazione del vajuolo naturale, non solo era vantaggiosa, ma la sola che potesse mettere argine alla strage, ed alla distruzione, che il vajuolo non innestato faceva. I Sovrani ne comandarono l’esecuzione, destinarono luoghi pubblici per l’innesto, ciascuno abbracciò il partito d’inoculare, e così si propagò in tutta l’ Europa, ed 10 dell’inoculazione, l’introduce, e la protegge. Non pertanto non furonvi degli oppositori, che non impiegarono tutta l’arte, ed ogni impostura per distogliere la nazione Inglese dal mettere in esecuzione l’inoculazione. Molti medici insorsero, i quali misero avanti gli occhi del pubblico la morte di tanti inoculati, dipinsero l’innesto col nero colore, e cercarono tutt’i mezzi, onde rendere dubbiosa sì felice scoperta. Questi stessi sedussero coi loro falsi raziocinj molti Teologi, e persuasero questi con dire, che l’inoculazione era illecita, perchè contraria alle leggi della natura, ed alle divine, e così si sforzarono di persuadere il pubblico in contrario: ed un Predicatore sostenne in Londra sul Pergamo, che l’inoculazione era stata scoperta per arte diabolica. Finalmente la saggezza, la clemenza, e la pietà de’ Principi, che tende sempre al bene, ed alla conservazione de’ popoli, chiamati innanzi a se uomini illustri per dottrina, e noti per l’amore della verità, ad essi imposero, che tutti gli esperimenti mettessero in campo per dirimere una lite sì capricciosa, dalla quale dipendeva la sicurezza dell’inoculazione, ed il bene dell’umanità. Quindi avvenne, che provatosi l’utile di tale invenzione, tutti i dotti convennero unanimemente, che l’inoculazione del vajuolo naturale, non solo era vantaggiosa, ma la sola che potesse mettere argine alla strage, ed alla distruzione, che il vajuolo non innestato faceva. I Sovrani ne comandarono l’esecuzione, destinarono luoghi pubblici per l’innesto, ciascuno abbracciò il partito d’inoculare, e così si propagò in tutta l’ Europa, ed 10 anche nelle regioni le più remote. Ma la provvidenza divina, che il tutto regge, e governa, per togliere questa peste, che uno de’ mali maggiori era, che affliggesse l’umanità, fece sì, che un genio inglese la cui memoria sarà indelebile, ed eterna nella storia, scoprisse un più sicuro mezzo per allontanare, e possiam con sicurezza dire di distruggere sì potente veleno. Egli fu Edowardo Jenner medico di Berklei nella Contea di Gloucester, quegli cui l’umana specie dee sì gran bene per avere strappato dal seno della natura un antidoto da sì gran tempo ricercato. Questo rispettabile uomo nell’anno 1795. s’avvede, che in buona parte di quegli abitanti, a’ quali fatto avea l’innesto del vajuolo naturale, non avea avuto effetto; mentre in altri aveva spiegata l’ordinaria sua azione. Incomincia a rintracciarne le cagioni, a prendere norma da quelli, quale mai potesse essere il mezzo, che ritardava l’innesto del vajuolo naturale; molti di quegli abitanti l’attestano, che in ogn’anno le vacche di quella Contea andavano soggette ad una pustulosa eruzione intorno ai cappezzoli delle mammelle, le quali pustole nell’atto che colle mani eran tocche s’aprivano: quindi un umore sgorgava, che sovente s’invischiava nelle mani di coloro, che destinati erano a mungerle; se questi non avevano sofferto il vajuolo naturale, si formava nelle loro mani una pustola non molto dissimile della pustola vajuolosa, che suppurandosi, ed esiccandosi li rendeva inattaccabili dal vajuolo. Asserivano questi, che lo stes11 anche nelle regioni le più remote. Ma la provvidenza divina, che il tutto regge, e governa, per togliere questa peste, che uno de’ mali maggiori era, che affliggesse l’umanità, fece sì, che un genio inglese la cui memoria sarà indelebile, ed eterna nella storia, scoprisse un più sicuro mezzo per allontanare, e possiam con sicurezza dire di distruggere sì potente veleno. Egli fu Edowardo Jenner medico di Berklei nella Contea di Gloucester, quegli cui l’umana specie dee sì gran bene per avere strappato dal seno della natura un antidoto da sì gran tempo ricercato. Questo rispettabile uomo nell’anno 1795. s’avvede, che in buona parte di quegli abitanti, a’ quali fatto avea l’innesto del vajuolo naturale, non avea avuto effetto; mentre in altri aveva spiegata l’ordinaria sua azione. Incomincia a rintracciarne le cagioni, a prendere norma da quelli, quale mai potesse essere il mezzo, che ritardava l’innesto del vajuolo naturale; molti di quegli abitanti l’attestano, che in ogn’anno le vacche di quella Contea andavano soggette ad una pustulosa eruzione intorno ai cappezzoli delle mammelle, le quali pustole nell’atto che colle mani eran tocche s’aprivano: quindi un umore sgorgava, che sovente s’invischiava nelle mani di coloro, che destinati erano a mungerle; se questi non avevano sofferto il vajuolo naturale, si formava nelle loro mani una pustola non molto dissimile della pustola vajuolosa, che suppurandosi, ed esiccandosi li rendeva inattaccabili dal vajuolo. Asserivano questi, che lo stes11 so loro avveniva in quelle parti, che si mettevano in contatto con tale umore, come il margine delle narici, le palpebre, le labbra, ed altre parti del corpo. Quì il rinomato Jenner incomincia a stendere le sue osservazioni, a rintracciare le cagioni; ad osservare attentamente i fenomeni, e mette allo scrutinio non solo quelli, che nell’atto erano infetti dalla malattia, ma le vacche ancora, che somministrato l’avevano. Ricerche più esatte l’accertarono, che quei soggetti, che pareva non avessero attitudine a ricevere il vajuolo, tutti avevano sofferta la malattia vajuolosa delle vacche. Inocula quindi col vajuolo naturale quelli, che contestavano di aver sofferto un tal contagio vaccino, e non vedendo ombra di sviluppo, si assicura, che costoro non contraevano più l’infezione del naturale. Inebriato parmi vedere Jenner di positivo piacere per sì certa scoperta; la palesa alla repubblica medica, ed al pubblico; ma come le grandi scoperte sogliono sempre incontrare grandi ostacoli; così non mancò una turba d’invidiosi, che si scatenasse contro di esso. Questi intanto intrepido fa conoscere la sicurezza del male, e la forza preservativa, che ha per il vajuolo naturale, ne raddoppia gli esperimenti con altri medici, tra’ quali Pearson, Simons, Aikim, Voodwille, Thornoton, e questi stessi sicuri de’ resultati ne divengono garanti. Il saggio governo inglese avuta sicurezza di tale immancabile scoperta, dopo replicate osservazioni, e tentati saggi, stabilisce pubblici luoghi per dare maggior comodo, e vie più facilitare la vaccinazione. Nomina molti 12 so loro avveniva in quelle parti, che si mettevano in contatto con tale umore, come il margine delle narici, le palpebre, le labbra, ed altre parti del corpo. Quì il rinomato Jenner incomincia a stendere le sue osservazioni, a rintracciare le cagioni; ad osservare attentamente i fenomeni, e mette allo scrutinio non solo quelli, che nell’atto erano infetti dalla malattia, ma le vacche ancora, che somministrato l’avevano. Ricerche più esatte l’accertarono, che quei soggetti, che pareva non avessero attitudine a ricevere il vajuolo, tutti avevano sofferta la malattia vajuolosa delle vacche. Inocula quindi col vajuolo naturale quelli, che contestavano di aver sofferto un tal contagio vaccino, e non vedendo ombra di sviluppo, si assicura, che costoro non contraevano più l’infezione del naturale. Inebriato parmi vedere Jenner di positivo piacere per sì certa scoperta; la palesa alla repubblica medica, ed al pubblico; ma come le grandi scoperte sogliono sempre incontrare grandi ostacoli; così non mancò una turba d’invidiosi, che si scatenasse contro di esso. Questi intanto intrepido fa conoscere la sicurezza del male, e la forza preservativa, che ha per il vajuolo naturale, ne raddoppia gli esperimenti con altri medici, tra’ quali Pearson, Simons, Aikim, Voodwille, Thornoton, e questi stessi sicuri de’ resultati ne divengono garanti. Il saggio governo inglese avuta sicurezza di tale immancabile scoperta, dopo replicate osservazioni, e tentati saggi, stabilisce pubblici luoghi per dare maggior comodo, e vie più facilitare la vaccinazione. Nomina molti 12 medici per eseguirla, ed invita il pubblico a profittarne. Varj Medici escono dall’Inghilterra si portano in diverse parti dell’Europa; tra questi il celebre Marshall lo innesta in Gibilterra, in Malta, e nel 1800. dopochè 6000. ragazzi rimasero vittima del pestifero vajuolo naturale, viene ad inocularlo in Sicilia. Mossi dall’esempio di questi, molti altri Medici di varj regni d’Europa si trasferiscono in diverse contrade per vedere se la stessa malattia delle vacche di Gloucester, si trovasse nelle vacche degli altri lunghi. In molte parti si trova in effetto, ed i medici di questi luoghi, che per brevità non nomino, ne fecero i saggi, e ne ottennero li stessi risultati. Ma tempo è ormai di metter fine alla storia del vajuolo naturale e vaccino, e di venire al desiato scopo, cioè d’esporre in poche note, come sia stato accidentalmente scoperto il vero vajuolo vaccino nel villaggio di Bocca di Falco. S.A.R. il Principe Ereditario delle due Sicilie intento sempre al bene dell’umanità, dal cui sagace occhio nulla sfugge, essendo andato un giorno per suo diporto nella sua casa di delizie nel Villaggio di Bocca di Falco, per ristorare alquanto il suo spirito da tante cure oppresso, in passando ben da vicino ad alcune vacche, che il latte tutto dì danno per il comodo della Real famiglia, a caso s’avvede, che le vacche suddette avevano alcune pustole nei capezzoli delle mammelle. Ritornato la stessa sera nel Real Palazzo ordina a me, ed al Regio Salassatore, ed inoculatore D. Candeloro Alterio, che senza dilazio13 medici per eseguirla, ed invita il pubblico a profittarne. Varj Medici escono dall’Inghilterra si portano in diverse parti dell’Europa; tra questi il celebre Marshall lo innesta in Gibilterra, in Malta, e nel 1800. dopochè 6000. ragazzi rimasero vittima del pestifero vajuolo naturale, viene ad inocularlo in Sicilia. Mossi dall’esempio di questi, molti altri Medici di varj regni d’Europa si trasferiscono in diverse contrade per vedere se la stessa malattia delle vacche di Gloucester, si trovasse nelle vacche degli altri lunghi. In molte parti si trova in effetto, ed i medici di questi luoghi, che per brevità non nomino, ne fecero i saggi, e ne ottennero li stessi risultati. Ma tempo è ormai di metter fine alla storia del vajuolo naturale e vaccino, e di venire al desiato scopo, cioè d’esporre in poche note, come sia stato accidentalmente scoperto il vero vajuolo vaccino nel villaggio di Bocca di Falco. S.A.R. il Principe Ereditario delle due Sicilie intento sempre al bene dell’umanità, dal cui sagace occhio nulla sfugge, essendo andato un giorno per suo diporto nella sua casa di delizie nel Villaggio di Bocca di Falco, per ristorare alquanto il suo spirito da tante cure oppresso, in passando ben da vicino ad alcune vacche, che il latte tutto dì danno per il comodo della Real famiglia, a caso s’avvede, che le vacche suddette avevano alcune pustole nei capezzoli delle mammelle. Ritornato la stessa sera nel Real Palazzo ordina a me, ed al Regio Salassatore, ed inoculatore D. Candeloro Alterio, che senza dilazio13 ne il dì seguente ci fossimo portati in bocca di Falco a riconoscere, ed attentamente esaminare le pustole da lui osservate ne’ cappezzoli delle mammelle delle sue vacche. In obbedienza degli ordini ricevuti, il seguente giorno unitamente al detto Alterio ci portammo in Bocca di Falco: ivi fatte condurre le vacche alla nostra presenza, feci la prima domanda al custode, da qual tempo erano comparse le pustole alle mammelle delle vacche; il custode mi rispose, che al finir del mese di Marzo, ed al cominciar del mese d’Aprile appariva questa naturale eruzione ne’ cappezzoli delle mammelle di esse. Passai alla seconda domanda, se gli altri anni le vacche avevano sofferta l’istessa malattia. Il vaccaro rispose, che negli anni antecedenti all’apparir della stessa stagione, la medesima pustolosa malattia s’era manifestata nelle vacche; anzi soggiunse che questi animali, tostochè s’approssima la primavera, incominciano a risentire un interno movimento, ed in vece di cibarsi del fieno, che loro si prepara al solito per la notte, queste l’abbandonano, si affollano alle finestre, e l’intera notte mugiscono. Lasciate in piena loro libertà nella campagna tutto il dì, ed anco la notte, esse si acchetano, e cosi l’eruzione pustolosa incomincia a comparire nelle mammelle. Tra queste una sola vacca vi era, che nell’atto avea due pustole marciose nelle due sinistre mammelle, e diverse croste di figura bislunga, altre di figura ovale, di un colorito biondo, simili a quelle da noi vedute nelle 14 ne il dì seguente ci fossimo portati in bocca di Falco a riconoscere, ed attentamente esaminare le pustole da lui osservate ne’ cappezzoli delle mammelle delle sue vacche. In obbedienza degli ordini ricevuti, il seguente giorno unitamente al detto Alterio ci portammo in Bocca di Falco: ivi fatte condurre le vacche alla nostra presenza, feci la prima domanda al custode, da qual tempo erano comparse le pustole alle mammelle delle vacche; il custode mi rispose, che al finir del mese di Marzo, ed al cominciar del mese d’Aprile appariva questa naturale eruzione ne’ cappezzoli delle mammelle di esse. Passai alla seconda domanda, se gli altri anni le vacche avevano sofferta l’istessa malattia. Il vaccaro rispose, che negli anni antecedenti all’apparir della stessa stagione, la medesima pustolosa malattia s’era manifestata nelle vacche; anzi soggiunse che questi animali, tostochè s’approssima la primavera, incominciano a risentire un interno movimento, ed in vece di cibarsi del fieno, che loro si prepara al solito per la notte, queste l’abbandonano, si affollano alle finestre, e l’intera notte mugiscono. Lasciate in piena loro libertà nella campagna tutto il dì, ed anco la notte, esse si acchetano, e cosi l’eruzione pustolosa incomincia a comparire nelle mammelle. Tra queste una sola vacca vi era, che nell’atto avea due pustole marciose nelle due sinistre mammelle, e diverse croste di figura bislunga, altre di figura ovale, di un colorito biondo, simili a quelle da noi vedute nelle 14 vacche artifiziosamente inoculate, secche, d’una durezza cornea, sparse in diverse parti de’ cappezzoli; queste furono diligentemente raccolte, e conservate dal sucitato inoculatore; come altresì molte altre furono prese dalle zinne dell’altre vacche. Ritornato la sera al Real appartamento feci un genuino rapporto a S.A.R. di tutto ciò, ch’osservato aveva. Contento rimase S.A.R., e si compiacque nel tempo stesso d’una sì vantaggiosa scoperta. La chiamo vantaggiosa, perchè i nostri inoculatori dovevano faticare moltissimo inoculando or quà, or là per perpetuare il vajuolo vaccino, o pure dovea questo ricercarsi in Inghilterra, perchè la marcia si rinnovasse. Ordina quindi S.A.R. che ’l dì seguente ritornato fossi in Bocca di Falco, e che fatta avessi l’inoculazione colle croste, che dalle vacche aveva raccolte. Di fatti l’indomani giorno 29. Aprile ritornammo nel citato luogo: l’esperto inoculatore Alterio polverizza le migliori croste, e queste bagna con una goccia d’acqua; incomincia poi coll’adatto istrumento a fare delle piccole incisioni sulle braccia di que’ teneri ragazzi, applica la polvere alle incisioni, ed acciò fossero meglio custodite, copre prima con un pezzetto di carta la ferita, e su questa. adatta un pezzo di taffettà. Ci potrebbe taluno giustamente rimproverare, con dire perchè l’innesto non s’è fatto prendendo la marcia dalle due pustole fresche della vacca, e si è fatto piuttosto colle croste polverate? brev’è la risposta. Una delle cose della massima importanza ella è di 15 vacche artifiziosamente inoculate, secche, d’una durezza cornea, sparse in diverse parti de’ cappezzoli; queste furono diligentemente raccolte, e conservate dal sucitato inoculatore; come altresì molte altre furono prese dalle zinne dell’altre vacche. Ritornato la sera al Real appartamento feci un genuino rapporto a S.A.R. di tutto ciò, ch’osservato aveva. Contento rimase S.A.R., e si compiacque nel tempo stesso d’una sì vantaggiosa scoperta. La chiamo vantaggiosa, perchè i nostri inoculatori dovevano faticare moltissimo inoculando or quà, or là per perpetuare il vajuolo vaccino, o pure dovea questo ricercarsi in Inghilterra, perchè la marcia si rinnovasse. Ordina quindi S.A.R. che ’l dì seguente ritornato fossi in Bocca di Falco, e che fatta avessi l’inoculazione colle croste, che dalle vacche aveva raccolte. Di fatti l’indomani giorno 29. Aprile ritornammo nel citato luogo: l’esperto inoculatore Alterio polverizza le migliori croste, e queste bagna con una goccia d’acqua; incomincia poi coll’adatto istrumento a fare delle piccole incisioni sulle braccia di que’ teneri ragazzi, applica la polvere alle incisioni, ed acciò fossero meglio custodite, copre prima con un pezzetto di carta la ferita, e su questa. adatta un pezzo di taffettà. Ci potrebbe taluno giustamente rimproverare, con dire perchè l’innesto non s’è fatto prendendo la marcia dalle due pustole fresche della vacca, e si è fatto piuttosto colle croste polverate? brev’è la risposta. Una delle cose della massima importanza ella è di 15 prendere la materia da innestarsi, mentr’è tuttavia fluida, e trasparente, non prima che l’infiammazione abbia spiegato tutto il corso; temendo quindi, che da questa non ne fosse risultato un vajuolo spurio, noi preferimmo piuttosto la polvere delle croste alla marcia, che passata credemmo. Non pertanto mettemmo in non cale la marcia delle due pustole fresche, che la ridetta vacca aveva. Tra le vacche ve n’ha una ben nutrita, e di bella corporatura. I custodi mi dissero, che questa non avea sofferto la malattia dell’altre; però questa stessa dal momento, che dato aveva il latte, era stata sempre la prima chiamata per essere munta; ed ecco come si era questa preservata dal contaggio. Avvertito di ciò la feci innestare col pus fresco preso dalle due pustole di quella vacca poc’anzi detta, che le aveva ancor colla marcia. Il terzo giorno dopo l’innesto ritornammo di. bel nuovo a visitare tanto la vacca, che i ragazzi: Osservammo prima le mammelle della vacca, e vedemmo di già i segni del vajuolo preso, vale a dire le incisioni alquanto arrossite. Scoperto di poi l’apparecchio delle braccia de’ ragazzi, o sia levato prima il taffettà, indi la carta vedemmo una piccola macchia rossa chiara, e toccandola col dito si sentiva una sensibile durezza. Al quarto giorno visitammo di bel nuovo la vacca, e vedemmo i contorni delle incisioni un poco più elevati, ci assicurammo già, che il vajuolo faceva il suo sviluppo: passammo poi ad osservare i ragazzi, e trovammo, che una leggiera, e circolare elevazione visibile appariva sulla cute. 16 prendere la materia da innestarsi, mentr’è tuttavia fluida, e trasparente, non prima che l’infiammazione abbia spiegato tutto il corso; temendo quindi, che da questa non ne fosse risultato un vajuolo spurio, noi preferimmo piuttosto la polvere delle croste alla marcia, che passata credemmo. Non pertanto mettemmo in non cale la marcia delle due pustole fresche, che la ridetta vacca aveva. Tra le vacche ve n’ha una ben nutrita, e di bella corporatura. I custodi mi dissero, che questa non avea sofferto la malattia dell’altre; però questa stessa dal momento, che dato aveva il latte, era stata sempre la prima chiamata per essere munta; ed ecco come si era questa preservata dal contaggio. Avvertito di ciò la feci innestare col pus fresco preso dalle due pustole di quella vacca poc’anzi detta, che le aveva ancor colla marcia. Il terzo giorno dopo l’innesto ritornammo di. bel nuovo a visitare tanto la vacca, che i ragazzi: Osservammo prima le mammelle della vacca, e vedemmo di già i segni del vajuolo preso, vale a dire le incisioni alquanto arrossite. Scoperto di poi l’apparecchio delle braccia de’ ragazzi, o sia levato prima il taffettà, indi la carta vedemmo una piccola macchia rossa chiara, e toccandola col dito si sentiva una sensibile durezza. Al quarto giorno visitammo di bel nuovo la vacca, e vedemmo i contorni delle incisioni un poco più elevati, ci assicurammo già, che il vajuolo faceva il suo sviluppo: passammo poi ad osservare i ragazzi, e trovammo, che una leggiera, e circolare elevazione visibile appariva sulla cute. 16 Al quinto giorno ritornammo ad osservare la vacca, trovammo le pustole sufficientemente elevate di figura irregolare, di colore quasi piombino; ma come nelle vacche lo sviluppo è più celere di quello de’ ragazzi, così feci condurre avanti di me molti di que’ ragazzi, che non avevano avuto il vajuolo, de’ quali ne saranno registrati i nomi alla fine dell’innesto. L’Inoculatore punse la pustola più grande, che la vacca avea, e trovato il virus limpido, e cristallino, incominciò l’inoculazione dalla vacca ne’ ragazzi, e questo fu il primo innesto fatto dalla vacca. Il giorno sei, e sette per non perdere il virus della vacca, fu proseguita di bel nuovo l’inoculazione in tutti que’ ragazzi, che si presentarono. Al sesto giorno trovammo la vescichetta nelle pustole de’ ragazzi, che erano stati inoculati colle croste polverizzate della vacca, distintamente circoscritta, allargata, abbassata nel centro, ed attorniata da una in due linee di rossezza. In questo giorno non fu preso il virus da queste pustole; ma l’indomani, che cadeva il settimo dall’innesto furono punte, e così fu inoculata altra quantità di ragazzi. In quest’epoca li ragazzi della prima inoculazione cominciarono a risentire qualche indisposizione appena sensibile, il polso febbrile, calore accresciuto, il pallore del volto, ed in taluni l’inappetenza, la nausea, ed un certo fastidio. Al nono giorno fu visitata altra volta la vacca, trovammo l’infiammazione, o sia l’areola regolarmente 17 Al quinto giorno ritornammo ad osservare la vacca, trovammo le pustole sufficientemente elevate di figura irregolare, di colore quasi piombino; ma come nelle vacche lo sviluppo è più celere di quello de’ ragazzi, così feci condurre avanti di me molti di que’ ragazzi, che non avevano avuto il vajuolo, de’ quali ne saranno registrati i nomi alla fine dell’innesto. L’Inoculatore punse la pustola più grande, che la vacca avea, e trovato il virus limpido, e cristallino, incominciò l’inoculazione dalla vacca ne’ ragazzi, e questo fu il primo innesto fatto dalla vacca. Il giorno sei, e sette per non perdere il virus della vacca, fu proseguita di bel nuovo l’inoculazione in tutti que’ ragazzi, che si presentarono. Al sesto giorno trovammo la vescichetta nelle pustole de’ ragazzi, che erano stati inoculati colle croste polverizzate della vacca, distintamente circoscritta, allargata, abbassata nel centro, ed attorniata da una in due linee di rossezza. In questo giorno non fu preso il virus da queste pustole; ma l’indomani, che cadeva il settimo dall’innesto furono punte, e così fu inoculata altra quantità di ragazzi. In quest’epoca li ragazzi della prima inoculazione cominciarono a risentire qualche indisposizione appena sensibile, il polso febbrile, calore accresciuto, il pallore del volto, ed in taluni l’inappetenza, la nausea, ed un certo fastidio. Al nono giorno fu visitata altra volta la vacca, trovammo l’infiammazione, o sia l’areola regolarmente 17 formata, e così il vajuolo nella vacca fece il suo corso regolare di modo, che nel decimoquinto giorno trovammo le croste della stessa figura, e del medesimo colore di quelle, che raccolte avevamo dall’altre vacche. Nello stesso nono giorno vedemmo nei ragazzi la vescichetta più allargata circolare, il cui colore era cenericcio, lucido, ed il suo perimetro più elevato. Il cerchio, o sia l’anello rosso, che alla larghezza d’una linea circonda il vajuolo, divenuto largo un pollice, e mezzo circa, e di mano in mano acquistò più rossezza, e durezza. In questo stesso momento, che fu tra il nono, e decimo giorno, la parte divenne più dolente, ed in taluni portò il risentimento sino nelle glandole sotto le ascelle. S’accrebbe il tedio, e la febbre fu poco più risentita. Molti di questi ragazzi passarono un giorno, ed una notte quasi sempre dormendo. Questi fenomeni non si viddero l’istessi in tutti i ragazzi, mentre essi variano a tenore delle diverse costituzioni. Al cader dell’undecimo giorno i sintomi cominciarono a cambiare, tanto che nel duodecimo, e decimoterzo giorno la rossezza divenne chiara, si ristrinse la pelle de’ contorni della pustola, si fece meno dura, e cominciò a sgonfiarsi; a poco a poco la pustola si diseccò nel centro, e divenne livida, e nel decimo quinto giorno si convertì in crosta duretta, nericcia, liscia; che vieppiù indurendosi li ragazzi le hanno portate sino al vigesimosecondo giorno. Tosto che queste caddero, o pure dalli stessi ragazzi vennero strappate, lasciarono al di sotto un voto simile a quello, che suole fare il vajuolo natura18 formata, e così il vajuolo nella vacca fece il suo corso regolare di modo, che nel decimoquinto giorno trovammo le croste della stessa figura, e del medesimo colore di quelle, che raccolte avevamo dall’altre vacche. Nello stesso nono giorno vedemmo nei ragazzi la vescichetta più allargata circolare, il cui colore era cenericcio, lucido, ed il suo perimetro più elevato. Il cerchio, o sia l’anello rosso, che alla larghezza d’una linea circonda il vajuolo, divenuto largo un pollice, e mezzo circa, e di mano in mano acquistò più rossezza, e durezza. In questo stesso momento, che fu tra il nono, e decimo giorno, la parte divenne più dolente, ed in taluni portò il risentimento sino nelle glandole sotto le ascelle. S’accrebbe il tedio, e la febbre fu poco più risentita. Molti di questi ragazzi passarono un giorno, ed una notte quasi sempre dormendo. Questi fenomeni non si viddero l’istessi in tutti i ragazzi, mentre essi variano a tenore delle diverse costituzioni. Al cader dell’undecimo giorno i sintomi cominciarono a cambiare, tanto che nel duodecimo, e decimoterzo giorno la rossezza divenne chiara, si ristrinse la pelle de’ contorni della pustola, si fece meno dura, e cominciò a sgonfiarsi; a poco a poco la pustola si diseccò nel centro, e divenne livida, e nel decimo quinto giorno si convertì in crosta duretta, nericcia, liscia; che vieppiù indurendosi li ragazzi le hanno portate sino al vigesimosecondo giorno. Tosto che queste caddero, o pure dalli stessi ragazzi vennero strappate, lasciarono al di sotto un voto simile a quello, che suole fare il vajuolo natura18 le. In diversi di questi ragazzi si vidde una eruzione miliare sparsa quà e la per il corpo, simile alle altre, che noi abbiamo tante volte vedute nel corso delle inoculazioni. Lo stesso corso regolare del vajuolo vaccino innestato ne’ primi ragazzi, abbiam veduto in tutti gli altri della seconda, terza, quarta, e quinta inoculazione. Solo abbiamo osservato, che il virus preso dalla pustola della vacca, porta in certo modo lo sviluppo più sollecito di quello innestato da braccio a braccio. In tutto il corso della vaccinazione solo tre de’ ragazzi vaccinati hanno presentato il vajuolo spurio. In questi si vide la pustola in meno di due giorni sollevata a guisa di bolla, col centro acuminato, e co’ lati bassi. Immediatamente sopravvenne la suppurazione, e le vessichette erano molli, gli stessi ragazzi le avevano rotte colle loro mani, ed al settimo giorno circa erano quasi seccate. Questo stesso corso d’innesto vaccino ci ha presentata l’occasione di vedere l’uscita contemporanea del vajuolo naturale, e del vajuolo vaccino nello stesso soggetto. Non è stata in realtà per noi cosa nuova il vedere questi due veleni far il loro corso regolare: non abbiam voluto tacere quest’accidente, acciocchè tutti sapessero, che non è questa una cosa insolita, ma cosa regolare, e nota a tutti gl’inoculatori. Non può negarsi in realtà, che per ricevere l’impressione del vajuolo vaccino, si richiede la disposizione del soggetto, cui si vaccina. Questa non è nuova esperienza, 19 le. In diversi di questi ragazzi si vidde una eruzione miliare sparsa quà e la per il corpo, simile alle altre, che noi abbiamo tante volte vedute nel corso delle inoculazioni. Lo stesso corso regolare del vajuolo vaccino innestato ne’ primi ragazzi, abbiam veduto in tutti gli altri della seconda, terza, quarta, e quinta inoculazione. Solo abbiamo osservato, che il virus preso dalla pustola della vacca, porta in certo modo lo sviluppo più sollecito di quello innestato da braccio a braccio. In tutto il corso della vaccinazione solo tre de’ ragazzi vaccinati hanno presentato il vajuolo spurio. In questi si vide la pustola in meno di due giorni sollevata a guisa di bolla, col centro acuminato, e co’ lati bassi. Immediatamente sopravvenne la suppurazione, e le vessichette erano molli, gli stessi ragazzi le avevano rotte colle loro mani, ed al settimo giorno circa erano quasi seccate. Questo stesso corso d’innesto vaccino ci ha presentata l’occasione di vedere l’uscita contemporanea del vajuolo naturale, e del vajuolo vaccino nello stesso soggetto. Non è stata in realtà per noi cosa nuova il vedere questi due veleni far il loro corso regolare: non abbiam voluto tacere quest’accidente, acciocchè tutti sapessero, che non è questa una cosa insolita, ma cosa regolare, e nota a tutti gl’inoculatori. Non può negarsi in realtà, che per ricevere l’impressione del vajuolo vaccino, si richiede la disposizione del soggetto, cui si vaccina. Questa non è nuova esperienza, 19 ma conosciuta dai più celebri vaccinatori. Questa stessa disposizione si ricerca anche a poter ricevere l’impressione del vajuolo naturale, come anche allorchè questo viene innestato. In effetto due ragazzi di Bocca di Falco furono de’ primi ad essere inoculati, ed in questi non si sviluppò vajuolo. Fu tentato l’innesto la seconda volta, ed ebbero la stessa sorte. Al terzo innesto uno di questi ebbe una sola pustola vajuolosa vera, la quale fece il suo corso regolare. Dopo aver fatti tutt’i ridetti esperimenti, perchè sì vantaggiosa scoperta non avesse incontrato dubbio alcuno, pregai S.A.R. perchè avesse permesso di poter meco condurre Medici, e Chirurghi, acciocchè osservato avessero con ogni attenzione i ragazzi innestati, come anche l’innesto fatto nella vacca, e le altre vacche, che ancora avevano le croste. In effetto ebbi l’onore di meco condurre il dotto Medico D. Francesco Calcagni, ed un’altra volta il dotto, e celebre D. Lorenzo Troja medico del Grande Ospedale militare, come anche diversi ottimi Chirurghi del Real Esercito, li quali in vedere le pustole della maggior parte degl’innestati, non poterono far a meno di ammirare la qualità del vajuolo vaccino, e di punto dubbitare della veracità di esso. Dopo la scoperta del vajuolo vaccino naturale nelle vacche, che sono in Bocca di Falco, pare senza dubbio crollata l’opinione del Dottor Jenner, il quale credè, che il vajuolo delle vacche non fosse malattia originaria delle vacche stesse; ma volle egli sostenere, che questa malattia veniva comunicata alle zinne delle vacche dai Cu20 ma conosciuta dai più celebri vaccinatori. Questa stessa disposizione si ricerca anche a poter ricevere l’impressione del vajuolo naturale, come anche allorchè questo viene innestato. In effetto due ragazzi di Bocca di Falco furono de’ primi ad essere inoculati, ed in questi non si sviluppò vajuolo. Fu tentato l’innesto la seconda volta, ed ebbero la stessa sorte. Al terzo innesto uno di questi ebbe una sola pustola vajuolosa vera, la quale fece il suo corso regolare. Dopo aver fatti tutt’i ridetti esperimenti, perchè sì vantaggiosa scoperta non avesse incontrato dubbio alcuno, pregai S.A.R. perchè avesse permesso di poter meco condurre Medici, e Chirurghi, acciocchè osservato avessero con ogni attenzione i ragazzi innestati, come anche l’innesto fatto nella vacca, e le altre vacche, che ancora avevano le croste. In effetto ebbi l’onore di meco condurre il dotto Medico D. Francesco Calcagni, ed un’altra volta il dotto, e celebre D. Lorenzo Troja medico del Grande Ospedale militare, come anche diversi ottimi Chirurghi del Real Esercito, li quali in vedere le pustole della maggior parte degl’innestati, non poterono far a meno di ammirare la qualità del vajuolo vaccino, e di punto dubbitare della veracità di esso. Dopo la scoperta del vajuolo vaccino naturale nelle vacche, che sono in Bocca di Falco, pare senza dubbio crollata l’opinione del Dottor Jenner, il quale credè, che il vajuolo delle vacche non fosse malattia originaria delle vacche stesse; ma volle egli sostenere, che questa malattia veniva comunicata alle zinne delle vacche dai Cu20 stodi, dopochè questi sporcate si erano le mani colla marcia delle giarde, o sia di quella malattia, che suol vedersi ne’ piedi de’ cavalli. Quest’opinione fu combattuta con valide ragioni da molti medici Inglesi, ed il Signor Coleman Professore nella scuola Veterinaria di Londra inoculò nelle zinne delle vacche la giarda, nè il risultato fu la vaccina. Lo stesso esperimento fu fatto dal Dottor Simmons, e le conseguenze furono le stesse. Congetturarono anche taluni, che la vaccina dipendesse da origine diversa, e dissero, che questa malattia comparir suole nelle vacche di fresco partorite: ne dedussero, che non trovando il latte gli opportuni emuntorj subito preparati, ivi si arresta, diviene acre, cagiona l’infiammazioni, e produce la malattia. Non pertanto non abbiamo noi la pronta opposizione per far fronte a questa, ed è, che le vacche, che ci hanno presentata questa malattia hanno attualmente i loro figli di un anno circa, ed altre sono stato da poco tempo coperte da Tori. Se la cagione del vajuolo nelle vacche dipendesse dal latte inagrito per essere queste di recente partorite, noi l’avremmo vedute in quelle, che partorirono l’anno antecedente. Un famoso inoculatore, che per rispetto non nomino fece un sospetto fondato alle osservazioni fatte sull’origine delle malattie esantematiche, fra le quali non v’ ha dubbio doversi comprendere il vajuolo tanto umano, che vaccino. Egli suppose, che queste devono essere prodotte da vermi, i quali s’insinuano nella cute, ed annidati in essa formano le pustole, che sortono, e vengono ad una 21 stodi, dopochè questi sporcate si erano le mani colla marcia delle giarde, o sia di quella malattia, che suol vedersi ne’ piedi de’ cavalli. Quest’opinione fu combattuta con valide ragioni da molti medici Inglesi, ed il Signor Coleman Professore nella scuola Veterinaria di Londra inoculò nelle zinne delle vacche la giarda, nè il risultato fu la vaccina. Lo stesso esperimento fu fatto dal Dottor Simmons, e le conseguenze furono le stesse. Congetturarono anche taluni, che la vaccina dipendesse da origine diversa, e dissero, che questa malattia comparir suole nelle vacche di fresco partorite: ne dedussero, che non trovando il latte gli opportuni emuntorj subito preparati, ivi si arresta, diviene acre, cagiona l’infiammazioni, e produce la malattia. Non pertanto non abbiamo noi la pronta opposizione per far fronte a questa, ed è, che le vacche, che ci hanno presentata questa malattia hanno attualmente i loro figli di un anno circa, ed altre sono stato da poco tempo coperte da Tori. Se la cagione del vajuolo nelle vacche dipendesse dal latte inagrito per essere queste di recente partorite, noi l’avremmo vedute in quelle, che partorirono l’anno antecedente. Un famoso inoculatore, che per rispetto non nomino fece un sospetto fondato alle osservazioni fatte sull’origine delle malattie esantematiche, fra le quali non v’ ha dubbio doversi comprendere il vajuolo tanto umano, che vaccino. Egli suppose, che queste devono essere prodotte da vermi, i quali s’insinuano nella cute, ed annidati in essa formano le pustole, che sortono, e vengono ad una 21 specie di maturità della stessa maniera, che accade nella scabbie. Per quest’ultima le lenti l’han dimostrato, e le cure, intraprese di ungere la periferia del corpo col zolfo, o pure con altri unguenti tolgono ogni questione. Non può però negarsi, che se gli scabbiosi non si ungono, questa malattia si rende ostinata, e viepiù schifosa. Al contrario il vajuolo sì naturale, che vaccino, e molte altre flemmasie cutanee si prolungano più o meno sulle membrane mucose le più esterne, e loro comunicano de’ caratteri infiammatorj particolari. La durata in certune di queste è fissa, ed indeterminata in talune altre. Il loro corso è ordinariamente continuato: certe passano allo stato di suppurazione, altre terminano per disquamazione, ed altre per desiccazione. Queste stesse molte volte sono semplici, ed il loro corso è semplice, e regolare; molte volte sono complicate a delle febbri biliose, infiammatorie, mucose, adinamiche ec., lo che non avviene nella scabbie, perchè prodotta da insetti. Ora dopo la recente scoperta non può metttersi in dubbio, che la pustolosa malattia delle zinne delle vacche sia una malattia di suo genere particolare, ed originaria nelle vacche stesse. Passiamo all’esame d’un affare un poco più interessante degli altri: Allorchè si tratta di fare qualunque innovazione, benchè salutare, sono tali, e tanti gli ostacoli da superarsi, che le persone stesse ben intenzionate a far promuovere un pubblico bene, disperano di poter indurre le popolazioni a profittarne a costo di tutte le persuasioni, e degli esempj. 22 specie di maturità della stessa maniera, che accade nella scabbie. Per quest’ultima le lenti l’han dimostrato, e le cure, intraprese di ungere la periferia del corpo col zolfo, o pure con altri unguenti tolgono ogni questione. Non può però negarsi, che se gli scabbiosi non si ungono, questa malattia si rende ostinata, e viepiù schifosa. Al contrario il vajuolo sì naturale, che vaccino, e molte altre flemmasie cutanee si prolungano più o meno sulle membrane mucose le più esterne, e loro comunicano de’ caratteri infiammatorj particolari. La durata in certune di queste è fissa, ed indeterminata in talune altre. Il loro corso è ordinariamente continuato: certe passano allo stato di suppurazione, altre terminano per disquamazione, ed altre per desiccazione. Queste stesse molte volte sono semplici, ed il loro corso è semplice, e regolare; molte volte sono complicate a delle febbri biliose, infiammatorie, mucose, adinamiche ec., lo che non avviene nella scabbie, perchè prodotta da insetti. Ora dopo la recente scoperta non può metttersi in dubbio, che la pustolosa malattia delle zinne delle vacche sia una malattia di suo genere particolare, ed originaria nelle vacche stesse. Passiamo all’esame d’un affare un poco più interessante degli altri: Allorchè si tratta di fare qualunque innovazione, benchè salutare, sono tali, e tanti gli ostacoli da superarsi, che le persone stesse ben intenzionate a far promuovere un pubblico bene, disperano di poter indurre le popolazioni a profittarne a costo di tutte le persuasioni, e degli esempj. 22 Evvi opinione, che il vajuolo vaccino non renda immune dal vajuolo naturale quelli, a cui fu inoculato, e che quantunque un ragazzo di fresco vaccinato, o sia in cui questo vajuolo ha fatto il corso il più regolare, non abbia per qualche tempo disposizione per il vajuolo vero, col corso del tempo lo vada di bel nuovo a poco a poco riacquistando. Ella è cosa certamente di fatto, che uomini rispettabili Inglesi, e degni di tutta la fede ci han fatto sapere, ed hanno assicurato il pubblico Inglese con tutti gli autentici attestati d’aver essi inoculato più volte inutilmente il vajuolo a delle persone, che avevano sofferto il vaccino da 40 e 50. anni addietro. Queste sono persone qualificate, se vi fosse stata impostura, o pure mala fede, i nemici dell’innesto vaccino, che non furono pochi in Inghilterra l’avrebbero immantinente scoperta. Il Governo Brittannico non avrebbe mandata innanzi un impostura, nè in meno di sette anni avremmo veduto propagato in tutta l’Europa l’innesto vaccino; Ma io voglio dileguare ogni dubbio dalla mente di coloro, che pensano il contrario. Nel 1800. venne in questa nobilissima Capitale il Signor Marshal per introdurre l’innesto vaccino; il nostro saggio e pio Sovrano non avrebbe certamente fatto penetrare un nuovo veleno ne’ suoi dominj, se non ne avesse avuto contezza, e sicurezza della cosa. Di più prima di metterla in esecuzione, chiamò a se due uomini illustri, e celebri nella Repubblica letteraria per le loro celebrate produzioni il Signor Marchese D. Giovanni Vivenzio primo medico di came23 Evvi opinione, che il vajuolo vaccino non renda immune dal vajuolo naturale quelli, a cui fu inoculato, e che quantunque un ragazzo di fresco vaccinato, o sia in cui questo vajuolo ha fatto il corso il più regolare, non abbia per qualche tempo disposizione per il vajuolo vero, col corso del tempo lo vada di bel nuovo a poco a poco riacquistando. Ella è cosa certamente di fatto, che uomini rispettabili Inglesi, e degni di tutta la fede ci han fatto sapere, ed hanno assicurato il pubblico Inglese con tutti gli autentici attestati d’aver essi inoculato più volte inutilmente il vajuolo a delle persone, che avevano sofferto il vaccino da 40 e 50. anni addietro. Queste sono persone qualificate, se vi fosse stata impostura, o pure mala fede, i nemici dell’innesto vaccino, che non furono pochi in Inghilterra l’avrebbero immantinente scoperta. Il Governo Brittannico non avrebbe mandata innanzi un impostura, nè in meno di sette anni avremmo veduto propagato in tutta l’Europa l’innesto vaccino; Ma io voglio dileguare ogni dubbio dalla mente di coloro, che pensano il contrario. Nel 1800. venne in questa nobilissima Capitale il Signor Marshal per introdurre l’innesto vaccino; il nostro saggio e pio Sovrano non avrebbe certamente fatto penetrare un nuovo veleno ne’ suoi dominj, se non ne avesse avuto contezza, e sicurezza della cosa. Di più prima di metterla in esecuzione, chiamò a se due uomini illustri, e celebri nella Repubblica letteraria per le loro celebrate produzioni il Signor Marchese D. Giovanni Vivenzio primo medico di came23 ra delle LL. MM., e l’ illustre D. Michele Troja primo Chirurgo di camera delle MM. LL. uomini di dottrina, e probità senza pari. Questi dopo aver messo ad esatto scrutinio l’affare, non tralasciarono tentativo alcuno per accertarsi dell’esito di esso, ed in fine dopo di aver veduto il corso intero del vajuolo vaccino, e dopo aver innestati centinaia di fanciulli, fecero dormire assieme i vaccinati, e quelli, che nell’atto avevano il vajuolo naturale; anzi perchè non vi rimanesse dubbio alcuno inocularono con questo molti di quei ragazzi, nè ve ne fu uno, che avesse ricevuto il contagio, e così assicurarono vie più il loro Padrone, ed il pubblico della sicurezza della vaccina. Se vi fu caso, in cui si vide comparire il vajuolo naturale in coloro, ch’erano stati vaccinati, non fu perchè questo non distrugga la disposizione al vajuolo naturale; ma perchè gl’inesperti vaccinatori, o sia che non hanno inoculato il pus limpido, e chiaro del vajuolo vaccino, ma troppo denso, o pure passata la pustola in ulcere, la materia, che questa contiene talmente s’ispessisce per certe sconosciute decomposizioni, a cui va soggetta, che perde allora le sue qualità specifiche, e produce tuttavia de’ sintomi, li quali quasi somiglianti a quelli della vaccina gli induce in errore. Si dovrebbe provare dunque da chi inocula, che la materia vaccina, colla quale s’innesta sia vera, e legittima, e che ella abbia suscitata realmente la malattia osservando attentamente il corso di essa. Un’altra idea chimerica è fermamente radicata nell’animo del volgo, che il pus vaccino possa spargere i 24 ra delle LL. MM., e l’ illustre D. Michele Troja primo Chirurgo di camera delle MM. LL. uomini di dottrina, e probità senza pari. Questi dopo aver messo ad esatto scrutinio l’affare, non tralasciarono tentativo alcuno per accertarsi dell’esito di esso, ed in fine dopo di aver veduto il corso intero del vajuolo vaccino, e dopo aver innestati centinaia di fanciulli, fecero dormire assieme i vaccinati, e quelli, che nell’atto avevano il vajuolo naturale; anzi perchè non vi rimanesse dubbio alcuno inocularono con questo molti di quei ragazzi, nè ve ne fu uno, che avesse ricevuto il contagio, e così assicurarono vie più il loro Padrone, ed il pubblico della sicurezza della vaccina. Se vi fu caso, in cui si vide comparire il vajuolo naturale in coloro, ch’erano stati vaccinati, non fu perchè questo non distrugga la disposizione al vajuolo naturale; ma perchè gl’inesperti vaccinatori, o sia che non hanno inoculato il pus limpido, e chiaro del vajuolo vaccino, ma troppo denso, o pure passata la pustola in ulcere, la materia, che questa contiene talmente s’ispessisce per certe sconosciute decomposizioni, a cui va soggetta, che perde allora le sue qualità specifiche, e produce tuttavia de’ sintomi, li quali quasi somiglianti a quelli della vaccina gli induce in errore. Si dovrebbe provare dunque da chi inocula, che la materia vaccina, colla quale s’innesta sia vera, e legittima, e che ella abbia suscitata realmente la malattia osservando attentamente il corso di essa. Un’altra idea chimerica è fermamente radicata nell’animo del volgo, che il pus vaccino possa spargere i 24 germi di varie occulte malattie, che col tempo vanno a suscitarsi, e che degenerar possono in tristi malanni. Sono ormai undici anni, che questo pus regna tra noi, nè sono insorte malattie di somma conseguenza; e undici anni certamente non sono un breve spazio di tempo per lo sviluppo delle materie morbose; ben inteso che non siano prese per effetti di questa materia le antecedenti ereditarie disposizioni. Mi sia permesso il domandare dopo tanti innesti del vajuolo vaccino è mai più comparso uno stafiloma? esiste più per questa cagione una fistola lagrimale? Si vedono più strume, e tant’altri mali del sistema linfatico, che l’ordinaria conseguenza erano del vajuolo naturale, ed anche inoculato? Anzichè i fanciulli dopochè fu loro innestato il vajuolo della vacca si mostrarono più sani, e più spiritosi. Se si considerano i vantaggi dell’innesto vaccino sul vajuolo naturale, rileveremo, che quelli del primo sono di gran lunga superiori a quelli del secondo, e dir possiamo neppure paragonabili tra loro. Di fatti l’innesto vaccino in qualunque stagione si faccia le conseguenze sono sempre le stesse; le precauzioni sono necessarie solo ne’ casi di particolare idiosincrasia, com’è nello scorbuto, nè s’incorre nel pericolo sempre possibile, e spaventoso di suscitare un’epidemia vajuolosa. Al contrario nel vajuolo naturale, si richiede la stagione, e l’apparecchio, e suscitato ch’egli è, è facile vederne l’epidemia. Se si ha riguardo all’età nella vaccina, la più conve25 germi di varie occulte malattie, che col tempo vanno a suscitarsi, e che degenerar possono in tristi malanni. Sono ormai undici anni, che questo pus regna tra noi, nè sono insorte malattie di somma conseguenza; e undici anni certamente non sono un breve spazio di tempo per lo sviluppo delle materie morbose; ben inteso che non siano prese per effetti di questa materia le antecedenti ereditarie disposizioni. Mi sia permesso il domandare dopo tanti innesti del vajuolo vaccino è mai più comparso uno stafiloma? esiste più per questa cagione una fistola lagrimale? Si vedono più strume, e tant’altri mali del sistema linfatico, che l’ordinaria conseguenza erano del vajuolo naturale, ed anche inoculato? Anzichè i fanciulli dopochè fu loro innestato il vajuolo della vacca si mostrarono più sani, e più spiritosi. Se si considerano i vantaggi dell’innesto vaccino sul vajuolo naturale, rileveremo, che quelli del primo sono di gran lunga superiori a quelli del secondo, e dir possiamo neppure paragonabili tra loro. Di fatti l’innesto vaccino in qualunque stagione si faccia le conseguenze sono sempre le stesse; le precauzioni sono necessarie solo ne’ casi di particolare idiosincrasia, com’è nello scorbuto, nè s’incorre nel pericolo sempre possibile, e spaventoso di suscitare un’epidemia vajuolosa. Al contrario nel vajuolo naturale, si richiede la stagione, e l’apparecchio, e suscitato ch’egli è, è facile vederne l’epidemia. Se si ha riguardo all’età nella vaccina, la più conve25 niente è quella dopo due mesi della nascita; e questo è un importante beneficio, poichè fatto nei primi tempi della vita, si previene l’attacco del vajuolo naturale; in quello è necessario attendere un’età più avanzata, ed in questo frattempo si perde la maggior parte de’ ragazzi. Nel vaccino non è che di rado affetta l’organizzazione; nel naturale si vedono tutte le infermità di sopra cennate, oltre le convulsioni, ed altri nervosi accidenti. Nel vaccino non si produce eruzione fuori della locale delle braccia, e di rado si vede qualche efflorescenza sul rimanente del corpo; non si vedono febbri risentite, i ragazzi camminano per le pubbliche strade, ed i grandi prosieguono i loro lavori. Nel naturale si vede tutto l’opposto. Nemmeno la dentizione ci arresta l’inoculazione vaccina: giammai si è veduta la vaccina influire d’una maniera svantaggiosa su di essa, anzi sovente i denti sono apparsi nel suo corso. Nel naturale al contrario, allorchè s’incontra colla dentizione non vi resta per lo più speranza per la vita. Si domanda da molti, che se ne fa del veleno vajuoloso naturale, che si presume esistere nel corpo dell’innestato, dopochè il veleno vaccino ne ha impedita l’uscita dal corpo? Tale proposizione non è degna veramente di risposta; nondimeno per non essere scortese rispondo, che il vajuolo non è uno de’ nostri elementi, che non è parte de’ nostri componenti, che noi non ne portiamo nascendo i germi; ma soltanto la disposizione a riceverne l’impressione. Di fatti prima che questa malattia fos26 niente è quella dopo due mesi della nascita; e questo è un importante beneficio, poichè fatto nei primi tempi della vita, si previene l’attacco del vajuolo naturale; in quello è necessario attendere un’età più avanzata, ed in questo frattempo si perde la maggior parte de’ ragazzi. Nel vaccino non è che di rado affetta l’organizzazione; nel naturale si vedono tutte le infermità di sopra cennate, oltre le convulsioni, ed altri nervosi accidenti. Nel vaccino non si produce eruzione fuori della locale delle braccia, e di rado si vede qualche efflorescenza sul rimanente del corpo; non si vedono febbri risentite, i ragazzi camminano per le pubbliche strade, ed i grandi prosieguono i loro lavori. Nel naturale si vede tutto l’opposto. Nemmeno la dentizione ci arresta l’inoculazione vaccina: giammai si è veduta la vaccina influire d’una maniera svantaggiosa su di essa, anzi sovente i denti sono apparsi nel suo corso. Nel naturale al contrario, allorchè s’incontra colla dentizione non vi resta per lo più speranza per la vita. Si domanda da molti, che se ne fa del veleno vajuoloso naturale, che si presume esistere nel corpo dell’innestato, dopochè il veleno vaccino ne ha impedita l’uscita dal corpo? Tale proposizione non è degna veramente di risposta; nondimeno per non essere scortese rispondo, che il vajuolo non è uno de’ nostri elementi, che non è parte de’ nostri componenti, che noi non ne portiamo nascendo i germi; ma soltanto la disposizione a riceverne l’impressione. Di fatti prima che questa malattia fos26 se stata a noi comunicata dalle straniere

mentovate nazioni, come dicemmo nel principio di questo discorso, non si manifestava in alcuno di noi: ciò posto coll’inoculare il vaccino si distrugge la disposizione al naturale, si prevengono gli attacchi, e se ne combattono i funesti effetti. Non vi aspettate per tanto, che io più a lungo vi tessa elogj della vaccinazione, nè più vi trattenga con esempj, basta solo sapere che sì utile, e semplice operazione da tutte le nazioni colte fu con trasporto abbracciata, e sostenuta. Toglietevi d’avanti gli occhi quel fosco velo, che ancora v’ottenebra, e siate alfin sicuri, che il vajuolo vaccino è innocente nell’applicazione, e sicuro nell’effetto. Sono ormai sedici anni, dacchè si vaccina nè si è presentato ancora un caso, che ci decidesse contro di esso. Non prestate orecchio alle vane dicerie, che tutto dì si spargono dagl’ignoranti, e che un danno incalcolabile arrecano all’umanità. Basta solo sapere, che fra i tanti pericoli, che sovrastano ai ragazzi, il vajuolo sopra ogni altro minaccia di troncare il filo de’ loro giorni. Per uno speciale beneficio della Provvidenza s’è scoperto a giorni nostri un rimedio assodato su tante esperienze, privo di pericoli, del pari sicuro, praticabile in tutte l’età, ed in tutti i tempi, tanto per li bambini, che per gli avanzati in età sì deboli, che robusti. Non vi fissate nella mente, che dopo l’innesto vaccino non si debbano più vedere eruzioni cutanee, scrofole, scorbuto, e tant’altri malanni, che hanno sempre afflitta l’umanità, mentre queste per lo più derivano o da malattie ereditarie, o 27 se stata a noi comunicata dalle straniere mentovate nazioni, come dicemmo nel principio di questo discorso, non si manifestava in alcuno di noi: ciò posto coll’inoculare il vaccino si distrugge la disposizione al naturale, si prevengono gli attacchi, e se ne combattono i funesti effetti. Non vi aspettate per tanto, che io più a lungo vi tessa elogj della vaccinazione, nè più vi trattenga con esempj, basta solo sapere che sì utile, e semplice operazione da tutte le nazioni colte fu con trasporto abbracciata, e sostenuta. Toglietevi d’avanti gli occhi quel fosco velo, che ancora v’ottenebra, e siate alfin sicuri, che il vajuolo vaccino è innocente nell’applicazione, e sicuro nell’effetto. Sono ormai sedici anni, dacchè si vaccina nè si è presentato ancora un caso, che ci decidesse contro di esso. Non prestate orecchio alle vane dicerie, che tutto dì si spargono dagl’ignoranti, e che un danno incalcolabile arrecano all’umanità. Basta solo sapere, che fra i tanti pericoli, che sovrastano ai ragazzi, il vajuolo sopra ogni altro minaccia di troncare il filo de’ loro giorni. Per uno speciale beneficio della Provvidenza s’è scoperto a giorni nostri un rimedio assodato su tante esperienze, privo di pericoli, del pari sicuro, praticabile in tutte l’età, ed in tutti i tempi, tanto per li bambini, che per gli avanzati in età sì deboli, che robusti. Non vi fissate nella mente, che dopo l’innesto vaccino non si debbano più vedere eruzioni cutanee, scrofole, scorbuto, e tant’altri malanni, che hanno sempre afflitta l’umanità, mentre queste per lo più derivano o da malattie ereditarie, o 27 pure da tante altre cagioni a noi ignote. Ma qual contento non provano i parenti, allorchè vedono salvi i loro nipoti, i loro fratelli dalla peste vajuolosa? Potrà esprimersi giammai la gioja dei teneri genitori nel vedere i prodotti delle loro tenerezze con un mezzo così semplice strappati dalle fauci dell’oblío? Qual dolce compiacenza non sarà per noi il poter dire, abbiamo sottratti dalla morte tanti simili a noi, liberandogli da sì grave malattia. Ormai è una verità toccata con mani, che durante l’epidemia d’un veleno sì feroce in poche settimane muore un terzo de’ fanciulli, e degli adulti, che ne sono attaccati, e famiglie intere restano prive de’ loro figli. Rincoratevi dunque, o popoli di quest’Isola fortunata, ed approfittatevi della bella opportunità, che vi presenta il benigno vostro Principe per ischivare l’assalto di un morbo cotanto micidiale, le cui funeste conseguenze ravvisansi ben sovente anche in coloro, che hanno avuto la sorte di scamparne. Deh! salvate la vostra tenera prole dalla falce distruggitrice di un morbo sì ferale sottoponendolo all’innesto vaccino, e contribuite a svellere successivamente dal mondo un così pestifero veleno. 28 pure da tante altre cagioni a noi ignote. Ma qual contento non provano i parenti, allorchè vedono salvi i loro nipoti, i loro fratelli dalla peste vajuolosa? Potrà esprimersi giammai la gioja dei teneri genitori nel vedere i prodotti delle loro tenerezze con un mezzo così semplice strappati dalle fauci dell’oblío? Qual dolce compiacenza non sarà per noi il poter dire, abbiamo sottratti dalla morte tanti simili a noi, liberandogli da sì grave malattia. Ormai è una verità toccata con mani, che durante l’epidemia d’un veleno sì feroce in poche settimane muore un terzo de’ fanciulli, e degli adulti, che ne sono attaccati, e famiglie intere restano prive de’ loro figli. Rincoratevi dunque, o popoli di quest’Isola fortunata, ed approfittatevi della bella opportunità, che vi presenta il benigno vostro Principe per ischivare l’assalto di un morbo cotanto micidiale, le cui funeste conseguenze ravvisansi ben sovente anche in coloro, che hanno avuto la sorte di scamparne. Deh! salvate la vostra tenera prole dalla falce distruggitrice di un morbo sì ferale sottoponendolo all’innesto vaccino, e contribuite a svellere successivamente dal mondo un così pestifero veleno. 28 Inoculazione del vajuolo vaccino fatta col pus fresco preso dalle zinne d’una Vacca, e con esso vaccinata un’altra vacca, e da questa vaccinati i ragazzi, che vengono notati in appresso. PRIMA VACCINAZIONE. A dì 29. Aprile fu inoculata una Vacca colle pustole di un’altra Vacca, e questa non avea mai sofferto l’eruzione pustolosa dell’altre. Seconda vaccinazione fatta ne’ ragazzi di Bocca di Falco col pus fresco preso dalle mammelle della Vacca innestata. A dì 3. 4. e 5. Maggio furono vaccinati. I Figli Di Rosario Caravello Di Pietro Schiera Di Fracesco Vincenzello Di Matteo Scamarola Di Pietro Storace Di Giuseppe Anastasio Di Gioacchino Maranzano Due di Rocco Fanaro Di Francesco Pintagora Di Antonio Dusi Di Benedetto Franchini Di Gaetano Di Giovanni Di Natale Nzerillo Di Nicolò Monte Di Pietro Storace Di Isidoro Inzerillo Di Vincenzo Pecone Di Mario Affricano Di Giuseppe Scamarola Di Salvatore Franchino Di Antonio Regina Di Giuseppe Gnoffo Di Matteo Porsella A dì 11. Maggio terza vaccinazione fatta col pus fresco preso dalle braccia de’ suddetti ragazzi. 29 Inoculazione del vajuolo vaccino fatta col pus fresco preso dalle zinne d’una Vacca, e con esso vaccinata un’altra vacca, e da questa vaccinati i ragazzi, che vengono notati in appresso. PRIMA VACCINAZIONE. A dì 29. Aprile fu inoculata una Vacca colle pustole di un’altra Vacca, e questa non avea mai sofferto l’eruzione pustolosa dell’altre. Seconda vaccinazione fatta ne’ ragazzi di Bocca di Falco col pus fresco preso dalle mammelle della Vacca innestata. A dì 3. 4. e 5. Maggio furono vaccinati. I Figli Di Rosario Caravello Di Pietro Schiera Di Fracesco Vincenzello Di Matteo Scamarola Di Pietro Storace Di Giuseppe Anastasio Di Gioacchino Maranzano Due di Rocco Fanaro Di Francesco Pintagora Di Antonio Dusi Di Benedetto Franchini Di Gaetano Di Giovanni Di Natale Nzerillo Di Nicolò Monte Di Pietro Storace Di Isidoro Inzerillo Di Vincenzo Pecone Di Mario Affricano Di Giuseppe Scamarola Di Salvatore Franchino Di Antonio Regina Di Giuseppe Gnoffo Di Matteo Porsella A dì 11. Maggio terza vaccinazione fatta col pus fresco preso dalle braccia de’ suddetti ragazzi. 29 Ai Figli Di Giovanni Pecoriello Di Placido Aniello Di Onofrio Schiera Di Blasio Sarro Di Giuseppe Loporto Di Michele Abbate Di Giuseppe Anastasio Di Pietro Contorno Di Paolo Pellettiere Di Giuseppe Drago A dì 17. Maggio quarta vaccinazione fatta col pus fresco preso dalle braccia de’ suddetti. Ai Figli Di Giuseppe Loporto Di Nicola Pellettiere Di Vincenzo Spina Di Giulio Gammino Di Luciano Caruso tre figli Di Natale Nzerillo Di Francesco Giarratano Di Gregorio Lopiccolo Di Vincenzo Spina Di Nicolò Crasta Di Giuseppe Pellettiere Di Domenico Sommonia A dì 23. Maggio quinta vaccinazione fatta col pus fresco preso dalle pustole delle braccia de’ suddetti ragazzi. Ai Figli Di Carlo Cammarota Di Girolamo Di Modica Di Nicola Di Modica Di Andrea Cieco Paolo Di Vito Loporto Di Anastasio Giuliano Di Carlo Cammarota Di Girolamo di Modica Di Pietro Riccio Di Alessandro Morici Di Nicola Caronio Notamento de’ Ragazzi vaccinati del Villaggio di Bocca di Falco con la polvere delle Croste presa da’ capezzoli delle mammelle delle altre Vacche. 30 Ai Figli Di Giovanni Pecoriello Di Placido Aniello Di Onofrio Schiera Di Blasio Sarro Di Giuseppe Loporto Di Michele Abbate Di Giuseppe Anastasio Di Pietro Contorno Di Paolo Pellettiere Di Giuseppe Drago A dì 17. Maggio quarta vaccinazione fatta col pus fresco preso dalle braccia de’ suddetti. Ai Figli Di Giuseppe Loporto Di Nicola Pellettiere Di Vincenzo Spina Di Giulio Gammino Di Luciano Caruso tre figli Di Natale Nzerillo Di Francesco Giarratano Di Gregorio Lopiccolo Di Vincenzo Spina Di Nicolò Crasta Di Giuseppe Pellettiere Di Domenico Sommonia A dì 23. Maggio quinta vaccinazione fatta col pus fresco preso dalle pustole delle braccia de’ suddetti ragazzi. Ai Figli Di Carlo Cammarota Di Girolamo Di Modica Di Nicola Di Modica Di Andrea Cieco Paolo Di Vito Loporto Di Anastasio Giuliano Di Carlo Cammarota Di Girolamo di Modica Di Pietro Riccio Di Alessandro Morici Di Nicola Caronio Notamento de’ Ragazzi vaccinati del Villaggio di Bocca di Falco con la polvere delle Croste presa da’ capezzoli delle mammelle delle altre Vacche. 30 A dì 29. Aprile prima inoculazione fatta con croste: Ai Figli Di Giuseppe Russo Di Francesco di Franco Di Rocco Fanaro A dì 5. Maggio seconda inoculazione fatta col pus fresco preso dalla pustole de’ ridetti ragazzi della prima inoculazione. Ai Figli Di Giacomo Pecorello Di Giuseppe Lopiccolo Dì Silvestro Loporto Di Antonio Cosimano Di Francesco Melazzo Di Domenico Cataldo Di D. Ciro Bocchiere Di Giacomo Melazzo Di Mario Affricano Di Pietro Davì Di Matteo Loporto Di Giovanni Inzerillo Di Salvatore Cappello Di Filippo Jevola Di Gaspare Schiera Di Gio. Battista Miglione Di Pietro Contorno Di Giuseppe Reginella Di Gioacchino Francese Di Francesco Petuccio Di Francesco Lopiccolo Di Giuseppe Manfrè A dì 11. Maggio terza inoculazione fatta col pus fresco preso dalle pustole de’ ragazzi della seconda inoculazione. Ai Figli Di Pietro Riccio Di Carmine Casapullo Di Giulio Gammino Di Antonio Losciscero Di Francesco Pellettiere Di Antonio Affricano Di Mariano Abbate Di Carlo Palombo Di Salvatore Franchino Di Nicola Lisciandro Di Stefano Pellettiere Di Antonio Davì 31 A dì 29. Aprile prima inoculazione fatta con croste: Ai Figli Di Giuseppe Russo Di Francesco di Franco Di Rocco Fanaro A dì 5. Maggio seconda inoculazione fatta col pus fresco preso dalla pustole de’ ridetti ragazzi della prima inoculazione. Ai Figli Di Giacomo Pecorello Di Giuseppe Lopiccolo Dì Silvestro Loporto Di Antonio Cosimano Di Francesco Melazzo Di Domenico Cataldo Di D. Ciro Bocchiere Di Giacomo Melazzo Di Mario Affricano Di Pietro Davì Di Matteo Loporto Di Giovanni Inzerillo Di Salvatore Cappello Di Filippo Jevola Di Gaspare Schiera Di Gio. Battista Miglione Di Pietro Contorno Di Giuseppe Reginella Di Gioacchino Francese Di Francesco Petuccio Di Francesco Lopiccolo Di Giuseppe Manfrè A dì 11. Maggio terza inoculazione fatta col pus fresco preso dalle pustole de’ ragazzi della seconda inoculazione. Ai Figli Di Pietro Riccio Di Carmine Casapullo Di Giulio Gammino Di Antonio Losciscero Di Francesco Pellettiere Di Antonio Affricano Di Mariano Abbate Di Carlo Palombo Di Salvatore Franchino Di Nicola Lisciandro Di Stefano Pellettiere Di Antonio Davì 31 Di Matteo Pursiello Di Nicola Monte Di Francesco Conoscente Di Angelo Consaga Di Francesco Termini Di Giovanni Leonardo Di Giuseppe Loporto Di Vincenzo Picone Di Giuseppe Scamarola A dì 17. Maggio quarta inoculazione fatta col pus fresco preso dalle pustole de’ ragazzi della terza inoculazione. Ai Figli Di Giovanni Di Franco Di Francesco De Caro Di Salvatore Locicero Di Nicola Pellettiere Di Antonio Lopiccolo Di Gioachino Maranzano Di Francesco Decaro Due di Cosmo Santomauro Di Antonio Loporto A dì 23. Maggio quinta inoculazione fatta col pus fresco dalle pustole delle braccia de’ ragazzi della quarta inoculazione. Ai Figli Di Pasquale Caputo Di Alessandro Damiano Di Nicola Losiccio Di Francesco Morino Di Baldassare Siano Di Pasquale Lopiro Di Giovanni Sericchio Di Cosmo Coda Dal suddetto inoculatore Alterio sono stati inoculati nella Città di Palermo. I Figli Di D. Ignazio Caracappa Di D. Giuseppe Ricca Di D. Giusep. Buonamano Di Alessio Mandovano Di Carmine Bottaro Di D. Agostino Ecclè Di D. Giovanni Manzo figli due Di Agostino Pellettiere Di Anastasio Altobordo 32 Di Matteo Pursiello Di Nicola Monte Di Francesco Conoscente Di Angelo Consaga Di Francesco Termini Di Giovanni Leonardo Di Giuseppe Loporto Di Vincenzo Picone Di Giuseppe Scamarola A dì 17. Maggio quarta inoculazione fatta col pus fresco preso dalle pustole de’ ragazzi della terza inoculazione. Ai Figli Di Giovanni Di Franco Di Francesco De Caro Di Salvatore Locicero Di Nicola Pellettiere Di Antonio Lopiccolo Di Gioachino Maranzano Di Francesco Decaro Due di Cosmo Santomauro Di Antonio Loporto A dì 23. Maggio quinta inoculazione fatta col pus fresco dalle pustole delle braccia de’ ragazzi della quarta inoculazione. Ai Figli Di Pasquale Caputo Di Alessandro Damiano Di Nicola Losiccio Di Francesco Morino Di Baldassare Siano Di Pasquale Lopiro Di Giovanni Sericchio Di Cosmo Coda Dal suddetto inoculatore Alterio sono stati inoculati nella Città di Palermo. I Figli Di D. Ignazio Caracappa Di D. Giuseppe Ricca Di D. Giusep. Buonamano Di Alessio Mandovano Di Carmine Bottaro Di D. Agostino Ecclè Di D. Giovanni Manzo figli due Di Agostino Pellettiere Di Anastasio Altobordo 32 Di Pietro Munna due gemelli Di Pietro Munici figli due Di Nunzio Panzera Di D. Domenico Beneincasa Di D. Franc. Votteschiere Di D. Giorgio Valdina Di D. Michele Rodinò Di Carlo Cianciolo Di Giuseppe Miccone Di Gio. Battista Reiniglia figli tre Del Ten. Col. Pietro Majo Di Francesco Forcone Di Antonino Scaldino Di D. Nunzio D’Epiro Di Natale De Domenico Di D. Ignazio Pizzo Di Michele Perrone Di Vincenzo Ragno Di Sebastiano Falcone Di Andrea Mansella Di Carlo Alessi Di D. Gaetano Fraja Di Gaetano Piazza Di D. Francesco Carta Di D. Giovanni Ragusa Di Benedetto Tomasini Di Luigi Frava Di Leonardo Basile Di D. Giovanni Tasca Di D. Agostino Eclè Del Ten. Colon. Gaetani Di D. Salvatore Simoncino Di Nicasio Sarullo Di D. Nicola Tamasco Di Alessandro Talpa Di D. Giuseppe Santoro De Blasj Di D. Giovanni Di Francia Di D. Francesco Peranio Di Carmine Lista Di D. Francesco Cane Di Francesca Manente Di Claudio Polè Di Sebastiano Abicè.

 

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