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Oggetti inspiegabili: il disco genetico

Il disco genetico è un reperto a forma di disco dal diametro di di 22 centimetri di diametro e del peso di circa 2 chilogrammi. Realizzato con una pietra nera, il disco presenta alcune incisioni su entrambe le facciate. I simboli incisi sulle sue due facciate rappresenterebbero i “Segreti della vita“, una conoscenza sorprendente che potrebbe creare scompiglio nella comunità dei ricercatori e degli studiosi.

Il disco è stato ritrovato in Colombia da Jaime Gutierrez-Lega, un noto designer e architetto che colleziona strani manufatti del suo paese da decenni. Il disco oggi è esposto al Museo di Scienze Naturali di Vienna, in Austria ed è analizzato dalla Dott.ssa Vera MF Hammer.

La pietra utilizzata per realizzare il disco si dice sia la lidite, una roccia silicea detta anche pietra di paragone o pietra lidia, una varietà di diaspro a tinta unita nera che viene usata per saggiare il titolo dei metalli.

Il disco, secondo quanto raccontato in diversi siti web, dovrebbe avere circa 6000 anni, ma mancano notizie certe della sua effettiva datazione. Alcune fonti lo descrivono come appartenente alla cultura MUISCA.

Il disco mostra dei simboli incisi sulle sue facce che, secondo alcuni ricercatori indipendenti, contengono delle informazioni genetiche o biologiche sui processi evolutivi che portano dalla rana all’uomo. Su uno dei lati si notano anche incisioni che raffigurano organi genitali, spermatozoi, ovuli e persino la fecondazione dell’ovulo che si trasforma in embrione fino ad arrivare alla formazione del feto. L’altro lato mostra invece scene che possono essere interpretate come la divisione cellulare (!) In diversi stadi di una rana / serpente o di un essere sconosciuto!

Queste notizie, se confermate, farebbero apparire questo disco sicuramente come “particolare” e oggetti del genere appartengono a un certo tipo di archeologia controversa, definita “alternativa”, che spesso interpreta strani manufatti fuori contesto, detti anche “Ooparts” reputandoli figli di civiltà scomparse o il prodotto di antiche civiltà che l’archeologia tradizionale considera impossibile. In alcuni casi si è parlato anche di manufatti alieni.

Ma come può il disco raffigurare spermatozoi, ovuli o embrioni se il primo microscopio composto è stato inventato da Zaccharias Janssen e suo padre Hans intorno al 1590?

Del disco “genetico” si è occupato il sito http://www.kanaga.tv/ ed è stato ripreso anche da Reccom Magazine (reccom.org) ma non si trova nessuna storia esaustiva su di esso, se non, come già detto, che è stato trovato in un qualche luogo della Colombia da Jaime Gutierrez-Lega, portato al museo di Vienna e studiato dalla dottoressa Vera MF Hammer.

Per cercare di capire se questo disco è reale dobbiamo concentrarci sui personaggi coinvolti, a cominciare da  Jaime Gutierrez-Lega che, come scrivono su Kanaga.tv, è un designer industriale noto per i design moderni ed eleganti nelle sue opere d’arte. Sappiamo che Gutierrez-Lega è una persona reale, ma non si sa cosa abbia a che fare con l’archeologia.

La Dr.Vera MF Hammer è una mineralogista, e dal 1992 lavora come curatrice per il Museo di storia naturale di Vienna, Dipartimento di Mineralogia e Petrografia. La dottoressa Hammer ha incontrato il disco per la prima volta nel 2001 attraverso il signor Klaus Dona che proprio in quell’anno ha curato la mostra “Unsolved Mysteries“ a Vienna. Dona ha chiesto un’analisi XRD di alcuni degli oggetti esposti, tra i quali c’era il disco genetico, ma la maggior parte degli oggetti, come il disco stesso, si sono rivelati falsi.

Il sig. Klaus Dona è curatore d’arte che si definisce un “archeologo spirituale”, gestisce un sito chiamato Unsolved Mysteries, dove vende libri e offre spiegazioni più particolareggiate sul disco genetico affermando che “I geologi dell’Università di Bogotá lo datano a un’epoca preistorica”.

Ma Dona non è molto coerente, in un video su YouTube intitolato “Klaus Dona – The Hidden History of the Human Race – Must Watch” verso il minuto 25:50 inizia a parlare del disco affermando che non c’è modo di identificare la cultura che ha prodotto il manufatto, senza menzionare nulla di come il disco sia stato trovato e senza fornire prove a sostegno delle sue dichiarazioni.

La dottoressa Hammer, sentita da Kanaga.tv ha smentito di aver in qualche modo datato o collocato il disco in qualche particolare epoca né di aver mai interpretato i simboli incisi che restano esclusivamente interpretazione del proprietario, limitandosi a ribadire che le analisi dimostrano che il materiale che lo compone è feldspato, quarzo e mica e che il disco è falso.

La storia del disco genetico sembra finire nel solito modo di tutti gli Ooparts: nessuna documentazione, nessun museo e nessun ricercatore viene a galla per dimostrare la realtà del ritrovamento, il tutto si sgonfia e rimangono solo dichiarazioni non sostenute da nessuna prova concreta.

Fonte: Reccom Magazine


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